L’evoluzione delle donne nella TV italiana…

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…dal dopo guerra ai grandi varietà del sabato sera, dalle ragazze “cin cin” alle ragazze di “non è la rai”

com’è cambiata nel tempo la figura della donna in tv e nella società italiana

Occhi di maschio. Le donne e la televisione in Italia di Daniela Brancati

“Un resoconto-requisitoria sulla storia del ruolo della donna nella Rai tv e in genere nel mondo radiofonico e televisivo italiano, con una puntuale, sistematica, concertante precisione nel denunziare le ipocrisie, le false partenze, le menzogne politiche e quelle mediatiche, gli abusi, le vere e proprie offese alla dignità di professioniste trattate come oggetto o come animale da parata se avvenenti, messe da parte in altri casi nonostante le loro qualità professionali.”Dall’Introduzione di Franco Cardini

Uno sguardo femminile competente e attento per raccontare una storia che – ormai è opinione condivisa da tutti – ha segnato profondamente la società italiana. Daniela Brancati ha lavorato in e con la televisione per decenni, rivestendo tra gli altri il ruolo di prima direttrice di un telegiornale nazionale in Italia: nel 1991 ha creato il tg di Videomusic e nel 1994 ha diretto il Tg3.
Sotto i suoi occhi scorre la storia della televisione pubblica italiana.
Dagli anni Cinquanta e Sessanta, con la censura e l’assoluta marginalità delle figure femminili, tranne alcune eccezioni come Sandra Mondaini, Enza Sampò, Delia Scala, Bianca Maria Piccinino e la prima Signora della tv, Elda Lanza.
Elda Lanza la prima donna che veramente ha avuto un ruolo creativo in Rai, dove era arrivata per scrivere i testi di una trasmissione per le signore e che, dopo quattordici provini (selezione fortissima) diventa invece il primo volto della televisione italiana: l’8 settembre 1952. Il primo programma sperimentale: “Per lei, signora”, regista Franco Enriquez, la vede presentatrice, sola, sorridente, in grado di trattare e di discutere i più svariati argomenti.
Ingredienti eccezioni in un brodo di maschilismo imperante.

Paola Penni, la prima “valletta parlante”

In Rai il 5 gennaio 1961 inizia l’era Bernabei,uno che diceva “gli italiani sono appena scesi dagli alberi. Bisogna fare una tv per loro, non il teatro borghese della Rosa scarlatta“. Ma comunque in quella Rai – che doveva rivolgersi anche al “contadino calabrese” – lavoravano persone del calibro di Raffaele La Capria,Francesca Sanvitale, Liliana Cavani, Enrico Vaime e Andrea Camilleri. Il capo del neonato secondo canale Rai è Angelo Romanò, amico di Pasolini.
Ma le donne? Sono rappresentate nelle pubblicità dell’ormai imperdibile Carosello, appuntamento fisso delle famiglie italiane, come idiote o pedanti, pettegole e invidiose. A dare una svolta all’immagine femminile in tv saranno Mina, Ornella Vanoni, Bice Valori, Franca Valeri, a modo suo Rita Pavone e la prima “valletta parlante” Paola Penni.

Tra i funzionari a parità di mansioni le donne percepivano ancora uno stipendio inferiore.Alla fine degli anni Sessanta tra i dirigenti Rai c’è Angelo Guglielmi: sta girando il vento, mentre “l’immaginario nazionalpopolare era incantato dall’ombelico della Carrà” e con Telebiella, che parte con trasmissioni regolari dal 15 dicembre 1972, nascono le televisioni “libere” (non governative). Nel 1973 finisce l’era Bernabei, mentre entrano in territorio italiano Telecapodistria e Telemontecarlo. Fra i tanti programmi di quegli anni Settanta in cui il palinsesto è davvero cambiato, Daniela Brancati ricorda la cronaca di Processo per stupro di Loredana Rotondo, con le telecamere per la prima volta all’interno di un tribunale.
Come ha detto Emma Bonino “in fondo negli anni Settanta si stava male, ma il popolo era più avanti”.
Comunque avanzavano le televisioni private: “il vento era cambiato, ora soffiava il riflusso. Le piazze via via si svuotavano e le discoteche si riempivano”.Nel maggio 1978 l’imprenditore edile Silvio Berlusconi crea la sua prima emittente via etere. È Telemilano. La sua sarà una “guerra lampo. In meno di un anno prende forma lo scheletro del primo vero network alternativo alla Rai”.
Delle tre “gambe” del progetto originario della tv – “informare, educare, divertire” – negli anni Ottanta rimaneva in piedi solo l’ultima. E divertire sfruttando il corpo femminile è la scelta più semplice e veloce da attuare.

Impossibile riassumere qui l’interessantissimo capitolo che Daniela Brancati dedica alla nascita e al successo della Fininvest che ha visto anche il contemporaneo fallimento in campo televisivo dei grandi gruppi editoriali italiani (Mondadori, Rizzoli, Rusconi): “il far west non è adatto agli elefanti”.
Raffaella Carrà (con il suo Pronto Raffaella?) è ancora tra le poche donne di potere in Rai. Rai che, dopo aver acquistato il primo ciclo diDallas, cede il telefilm – giudicato molto diseducativo – a Berlusconi, che ne coglie l’importanza per un pubblico di casalinghe-consumatrici non da educare ma da assecondare e possibilmente plagiare dal punto di vista pubblicitario.
Tra alta finanza e modelle, con sentimenti forti e uomini e donne molto diversi dal modello italiano, Dallas trasforma il gusto e fa identificare nei personaggi al punto da chiamare le figlie come le protagoniste: Sue Ellen, Pamela…
“Per la Rai il telespettatore è un utente, i cui diritti sono definiti dallo Stato, per Fininvest è un consumatore”.  Nel 1984 nasce Auditel, dal punto di vista della qualità dei programmi una vera iattura. Anche qui Daniela Brancati fa un ampio racconto dell’evoluzione di quegli anni, della trasformazione del pubblico e dei gusti, dei forti legami politici delle televisioni pubbliche ma anche dell’azienda privata di Berlusconi, della battaglia in Rai – per Rai Tre – portata avanti da Angelo Guglielmi (uno dei fondatori del Gruppo ’63).

Drive In


Dal 1983 e per cinque anni andrà in onda la trasmissione che per antonomasia ha danneggiato la figura femminile in televisione:Drive In. “Gli strali dei comici hanno sempre per oggetto le donne e i gay. Donne megere che perseguitano i mariti, afflitte da baffi o birignao. Donne fast food, ancelle per ruolo, che si offrono allo sguardo del pubblico. Per la prima volta dopo tanti anni si ribalta la moda. Via le ragazze esili anni sessanta […] Ricci se la prendeva allora e se la prende ora quando qualcuno lo accusa di usare donne oggetto. La domanda però è: se gli dispiace tanto perché lo ha fatto e continua a farlo?”.

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Indietro tutta


E sul tema femminile negli stessi anni prende uno scivolone anche un uomo autoironico e intelligente come Arbore, con Indietro tutta. Le Ragazze Coccodè della trasmissione sono “gallinelle poco vestite e sculettanti, le antesignane delle veline, letterine o letteronze. Ben diverse le donne di questo programma da quelle proposte poco prima in Quelli della notte.“È parodia, si dirà. Forse, ma perché sempre sulla nostra pelle? […] Ciò che gli uomini non capiscono è che un’immagine proposta una volta è per ridere. Proposta per 65 puntate (più le repliche) diventa un modello. Il modello che inizia a passare negli anni ottanta è quello della prosperosa-generosa-di-sé”.

Le ragazze di Non è la Rai


Il 1987 è l’anno di esordio di una pietra miliare del degrado televisivo: Colpo grosso, in onda su Italia 7 e poi su Odeon tv.
Controcorrente su Rai Tre erano programmi di qualità con donne di alto livello come Donatella Raffai a Chi l’ha visto (che avrà sempre donne in gamba alla conduzione), o Nini Perno e Roberta Petrelluzzi ideatrici di Un giorno in pretura e la mitica Tv delle ragazze, la vera comicità al femminile: Lella Costa, Angela Finocchiaro, Iaia Forte, Monica Scattini, Sabina Guzzanti, Cinzia Leone, Maria Amelia Monti, Alessandra Casella… e tre donne al “comando”: Serena Dandini, Valentina Amurri e Linda Brunetta.
Il resto è storia recente (dalle trasmissioni diMaria De Filippi, alle conduttrici come Mara Venier, Milly Carlucci, Antonella Clerici, Alessia Marcucci o per altri versi Daria Bignardi o Benedetta Parodi, dalle ragazzine di Non è la Rai alle giornaliste che dirigono telegiornali come Angela Buttiglione o Bianca Berlinguer, alla forza della manager tv Fatma Ruffini, alla professionalità sempre messa in discussione diFederica Sciarelli, Geppi Cucciari, Lilly Gruber, Ilaria d’Amico…), che Daniela Brancati analizza con intelligenza, competenza e serietà. Rivediamo gli ultimi anni di una televisione – non parliamo dell’aspetto politico e legislativo della struttura televisiva italiana… – in cui il ruolo della donna non è cambiato sostanzialmente, anzi, spesso ha avuto un’involuzione. In cui i problemi delle donne sono lasciati ai margini: sulla violenza, ad esempio, solo recentemente è nata la trasmissione di Rai Tre Amore criminale, che comunque parte da una visione più voyeuristica (da cronaca nera “che funziona in tv”) che di denuncia. Ma meglio di nulla…Chiude il volume qualche dato sulla presenza femminile in Rai e Mediaset. E si capisce che c’è ancora tanta strada da percorrere.

Autore: Brancati Daniela

Loris Old

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