Sono incastrato!

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È vero che facendo sesso si può restare “incastrati”?

Le radici anatomiche e storiche di una leggenda metropolitana: rimanere incastrati mentre si fa l’amore.

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I due amanti clandestini, colti da passione, si appartano nella toilette del centro commerciale e l’amplesso è così focoso che restano “incastrati” l’uno nell’altra. Dopo qualche infruttuoso tentativo per liberarsi, ai due non resta altro che chiamare l’ambulanza e sopportare l’imbarazzo di essere scoperti in una situazione così compromettente.

 

Con qualche piccola variazione di contorno, come il luogo in cui avviene l’episodio o la modalità di soccorso dei due malcapitati, questa notizia ricorre ciclicamente sulle pagine di cronaca dei quotidiani da molti anni, e non solo in Italia. Ma si tratta di una leggenda metropolitana.


 

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VAGINA. «Non esistono testimonianze di casi clinici riconosciuti in modo scientifico che documentino eventi del genere», spiega Roberta Rossi, presidente della Federazione italiana di sessuologia scientifica. «Vero è che la vagina durante l’orgasmo si congestiona, cioè si irrora di sangue e si contrae, ma finito il momento dell’apice del piacere l’organo si rilassa in pochi minuti. Anche il glande si inturgidisce e se dovesse capitare che entrambe le parti anatomiche si ingrossino in modo anomalo nello stesso istante, i due potrebbero avere la sensazione di incastrarsi, ma comunque tutto si risolverebbe in una manciata di minuti senza conseguenze. Insomma, che due amanti non riescano a “staccarsi” è altamente improbabile».

 

Frederick Kräupl Taylor, del Royal College of Psychiatrists, doveva pensarla allo stesso modo: qualche decina di anni fa analizzò parecchi aneddoti, ritagli di giornale, testimonianze, e pubblicò sul British Medical Journal le sue conclusioni. Vale a dire che non esistono articoli scientifici che confermino la possibilità per due persone di rimanere incastrate durante il rapporto, e che i fatti raccontati sono solo frutto di fantasia.

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MEDIOEVO. Una diceria nata forse osservando altri animali. Come i cani, il cui pene si ingrossa per far più presa durante l’accoppiamento e può rimanere abbastanza a lungo imprigionato durante l’incontro sessuale. Del resto, il falso mito di questi “amplessi pericolosi” risale addirittura al Medioevo.

 

Tra i primi a riportarlo vi fu il nobile francese Geoffrey IV de la Tour Landry nel suo Livre pour l’enseignement de ses filles, un insieme di aneddoti scritti nel XIV secolo per insegnare alle fanciulle del tempo come comportarsi in campo amoroso.

PENE IMPRIGIONATO. De la Tour Landry racconta di due amanti costretti per ore in un abbraccio scandaloso sull’altare di una chiesa, che vengono colti in flagrante dagli ecclesiastici giunti sul luogo. La leggenda degli amanti incastrati si è poi tramandata nei secoli, tanto che il medico canadese William Osler, nel 1884, sentì il bisogno di coniare un termine adatto al fenomeno: penis captivus, letteralmente “pene imprigionato”. Attenzione però: lo scienziato, noto per essere anche un arguto scrittore e un burlone, descrisse il fenomeno per sbeffeggiare i colleghi.

 

INFEDELTÀ. Perché allora il falso mito continua a circolare? «La leggenda spesso racconta la pubblica punizione di chi trasgredisce una norma sociale, cioè la fedeltà coniugale», racconta Lorenzo Montali, docente di Psicologia sociale all’Università Bicocca di Milano. «Il fatto poi che questa storia venga raccontata da medici e infermieri, che la riportano come aneddoto, la legittima e fa pensare a chi la diffonde che possa essere vera». Per cui, quando verrà pubblicato il prossimo articolo su un fatto simile, niente paura: gli amanti stanno bene.

 

 Fonte: focus.it
Loris Old
03 SETTEMBRE 2017 | PAOLA GRIMALDI
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