Sesso e psiche: 7 curiosità che non sapevi

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Quanto influisce la psiche sul sesso? Molto più di quello che immaginiamo. Ne parliamo con lo psicoterapeuta esperto in sessuologia

Credits: OIycom

Il primo organo sessuale è il cervello: è da “lui” che parte l’impulso, il desiderio o l’istinto sessuale, chiamiamolo come ci viene più comodo. Ma è il sistema nervoso centrale che “decide” – spesso a nostra insaputa – come e con chi avere un incontro sotto le lenzuola. Nel bene e nel male.

E questa è la prima intuizione psichica di carattere sessuale che aveva già individuato Freud in Eros e Tanathos nei primi del Novecento. Per le altre sei, volta pagina, e scopriamole insieme allo psicoterapeuta e sessuologo Prof. Roberto Pani, docente di psicologia clinica all’Università di Bologna.

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I pregiudizi fanno male al sesso

Sono tanti quanti ne è capace di produrre la nostra fantasia (o la cultura in cui viviamo). Frasi come: “Deve essere l’uomo a fare la prima mossa” – “Il sesso è bene farlo solo con chi si ama e dal quale si è amati” – “Se non c’è sesso, la relazione non funziona” – “Se lui ha una defaillance la colpa è sua, ma anche tua (?)” – “Nel sesso, tutto è concesso a patto di volerlo entrambi (peccato che il fraintendimento è dietro l’angolo) – “La verginità è un peso di cui liberarsi al più presto” – “Chi fa poco sesso ha problemi personali” – “Se non ci sto (e subito), lui/lei mi abbandona” – “Farlo la prima sera equivale a non vederlo mai più”; e tante altre espressioni simili e contraddittorie a queste creano dei falsi miti che bloccano la spontaneità.

«Nei casi più gravi, i condizionamenti sociali possono generare delle vere e proprie sessuofobie (=paure del sesso) che fanno vivere la sessualità molto male, caricandola di ansie e aspettative esagerate – spiega l’esperto – Anche in questi casi, è la psiche che agisce da potente “generatrice” di fantasmi che fanno perdere la bellezza del sesso».

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La masturbazione non è sempre un piacere

Procurarsi il piacere da soli può essere un’alternativa a vivere ugualmente la sessualità in mancanza di un partner oppure un modo per conoscere il proprio corpo o ancora una tecnica antistress… «I significati che diamo alla masturbazione sono tanti quanti i nostri vissuti, non da ultimo quello legato al senso di colpa, che ha imperversato per anni per effetto di retaggi culturali moralistici – spiega il dottor Pani – ma pochi sanno che alcune persone possono associare la masturbazione alla solitudine, che ne deriverebbe, una solitudine che farebbe sentire svuotati e più soli di prima (di iniziare l’atto). Ecco che, anche se si raggiunge l’orgasmo, questo non basta a sopperire il senso di angoscia può generare il piacere solitario.

Ciò potrebbe dipendere dal fatto che inconsciamente la masturbazione viene associata a vissuti di abbandono, di incapacità di “amare e farsi amare” o di essere desiderabili».

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Autostima erotica

La sessualità ha una propria autostima che si chiama “autostima erotica”, e che fa riferimento alla capacità di vivere il sesso positivamente. Più è alta, maggiore sarà il piacere (non solo fisico) che si ricava da un rapporto sessuale.

Tutto parte dalla percezione che si ha di sé e del proprio corpo, che non deve essere necessariamente bellissimo per attrarre l’altro sesso. Ma è il modo con cui lo si percepisce a fare la differenza. «Per coltivare la propria autostima erotica è importante pensarsi come se si fosse una persona “sessuata”, capace di attrarre, procurare emozioni ed essere amabile – spiega l’esperto – A furia di pensarsi “erotici”, si finisce per esserlo davvero. Conoscersi, conoscere gli altri, informarsi sulla sessuologia sia nei suoi aspetti fisiologici che psicologici non fa che aumentare la consapevolezza del proprio potenziale erotico, che in concreto si traduce nella possibilità di vivere esperienze sessuali più appaganti».

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Al contrario, chi ha una bassa autostima erotica, tenderà a vivere esperienze svalutanti e poco dignitose, come ad esempio andare a letto con chi non piace al 100% o peggio maltratta.

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Immaginarsi mentre si fa sesso inibisce

L’immaginazione fa bene al sesso, certo, ma solo quando si tratta di fantasie che possono aumentare il piacere e il divertimento. Diverso è il caso di “immaginarsi” mentre si fa sesso: visualizzarsi cioè nella propria mente mentre ci si muove nelle varie posizioni insieme agli altri. «È un’abitudine più diffusa di quello che si pensa, che provoca distrazione, quando non addirittura inibizione, perché fa sentire ridicoli – spiega il dottor Pani – Anziché concentrarsi sul piacere del fare l’amore, la mente “pensa” al corpo come se fosse di fronte a uno specchio, e ciò procura disagio». Se proprio si deve immaginare qualcuno o qualcosa, meglio far volare la fantasia verso scene eccitanti che non sempre “si devono” mettere in pratica.

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I sentimenti negativi possono inibire il desiderio sessuale

I fattori psicologici giocano un grosso ruolo nell’eccitazione, influendo sia sull’erezione maschile che sulla lubrificazione femminile. Emozioni negative quali la depressione, la rabbia, il risentimento e, in particolare, l’ansia possono comportare difficoltà sessuali. A fare da corollario ai vissuti di disagio è la paura del fallimento, che subentra quando lui o lei si sentono sotto esame.

«Se uno o entrambi i partner cominciano a vivere il rapporto sessuale come un test da superare, è probabile che comincino a provare un’ansia sempre crescente, chiamata “ansia da prestazione”, ovvero il forte timore di non essere in grado di raggiungere o mantenere un’erezione (per gli uomini) e di garantire una performance da manuale per le donne» spiega il prof. Pani.

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Il sesso, anche quello occasionale, è sempre una ricerca di affetto

Spesso con gli amici si asserisce convinti (e anche un po’ spavaldi) che la ricetta della felicità relazionale è il sesso senza sentimenti e senza complicazioni. Il discorso vale anche per le donne, ovviamente. Ma siamo davvero convinti che il sesso occasionale è sempre scevro da ogni sentimento?



«In realtà, pochi ammettono che a muovere verso il desiderio di andare a letto con una persona conosciuta da poco o con cui si ha solo un’amicizia è un’inconscia ricerca di affetto, non necessariamente da parte di quella persona. Non si può ridurre tutto a mero istinto sessuale, come se l’incontro fosse governato solo da pulsioni fisiologiche. Ecco che l’evitare i sentimenti diventa un’illusione di riuscire fare a meno degli altri, ma è proprio il bisogno di “sentirsi amati” (non importa da chi) che spinge a ricercare il sesso» chiarisce l’esperto.

di Alessandra Montelli

Fonte articolo: donnamoderna.com

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