Il mio lavoro serve agli altri!

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Mi trovo a leggere il numero di questo sabato sul terrazzo del mio appartamento, la tazzina del caffè sul tavolino, scaldata da un timido, ma apprezzatissimo, raggio di sole. Anche il clima, il colore del cielo, in questi giorni sembravano essersi vestiti in modo coerente a quello che stiamo attraversando.

Faccio parte di quella categoria di lavoratori che è stato deciso garantiscano la loro presenza. Sono una bancaria. Lavoro da casa a giorni alterni. L’altro giorno sono alla mia scrivania in filiale.



Quasi quotidianamente facciamo una riunione via Skype, si chiama ‘il caffè del mattino’. Ci sono le informazioni tecniche del nostro lavoro, ma è il modo per ‘stare’, noi che abitualmente si passa otto ore in uno stesso spazio, per fare una battuta, darci un incoraggiamento.

E mentre siamo li, virtualmente insieme, dietro di noi sI scorgono sprazzi delle nostre case, delle nostre vite. Genitori  anziani che passano inconsapevoli sullo sfondo , si sentono le voci dei nostri figli, gli schiamazzi di quelli piccoli e il tono un po’ annoiato degli adolescenti.

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E poi ci sono le telefonate con i clienti. Che non sono solo scambi di informazioni, lo si sente chiaramente. Come se si mettessero da parte i ruoli per dirsi ‘hey, sono una persona. E ho paura. Per me. Per la mia famiglia. Per la mia azienda.’

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E allora il mio lavoro diventa molto più di un lavoro. Forse non avevo mai sentito tanto forte la dimensione umana delle persone con cui passo tanto tempo della mia vita. Ecco, nei terribili numeri di questi giorni ci sono cose delle quali fare tesoro.

Senza nulla ha significato.

Milena Privileggio

E voi come state vivendo la quarantena? Raccontatecelo!

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