Coppa Italia, la formula di tutti

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Quando un’idea potrebbe trasformarsi in un manifesto, in una petizione.

Più di un’idea, una posizione, una motivazione.

Sta creando discussione la citazione di Maurizio Sarri sulla gestione ed organizzazione della Coppa Italia, una competizione che così come è strutturata oggi, nella sua formula, ha molto poco di affascinante ed attrattivo.

Ma non è questo il tema.

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Il Fascino e l’attrazione lo lascio volentieri agli intrattenitori.

Io voglio focalizzarmi sul rilancio sportivo di un trofeo che da troppo tempo vive un limbo da quale non riesce più ad uscire. Senza andare troppo indietro, in un calcio diverso di una società governata da logiche lontane da quelle attuali, la Coppa Italia ha iniziato a galleggiare dopo la cancellazione da parte della Uefa della Coppa delle Coppe, il trofeo internazionale per club che garantiva visibilità alle Squadre vincitrici della Coppa Nazionale.

Da quel momento si è rincorsa la vetrina migliore che garantisse la migliore esposizione possibile senza mettere mano alla formula sportiva che caratterizza la competizione stessa.

Una cosa gli Anglosassoni in parte ce l’hanno insegnata.

Se sei il migliore qualsiasi sia la formula, qualsiasi siano le avversità, alla fine, vinci.

E se tutte le squadre competono allo stesso modo, tutte partono dallo stesso punto, piccole, grandi, attrezzate, sconosciute, la vittoria è ancora più bella ed emozionante.

Oggi il calcio italiano prevede 20 Squadre di serie A, 22 di serie B, 60 di serie C e 171 di serie D, per un totale di 273 club professionistici e semiprofessionistici.

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8 turni circa di sola andata per chi vuole prendersi la Coppa da inserire in un calendario al limite della bulimia ma che altri paesi già gestiscono in accordo con chi investe tanto quanto, se non di più, le nostre Big.

Questi dovrebbero essere i numeri di partenza per dare la giusta dignità ad una Coppa Nazionale che se vedesse tutti iniziare dallo stesso punto di partenza, o perlomeno simile, potrebbe costituirsi come un evento rivoluzionario e innovativo.

La Juventus che gioca a Campodarsego o la Roma che soffre ad Imperia, una sola Coppa, la creazione della speranza che unisce il calcio da Nord a Sud, dei professionisti e dei dilettanti, la riforma che attraverso la sua Utopia farebbe tornare affascinante ed attrattivo un obiettivo, finalmente condiviso.

Tutto questo perché ciò che prende valore non è la vittoria stessa ma il percorso che si è strutturato per arrivarci.

Lo Sport è il più grande programmatore di Emozioni che conosco.

Le emozioni che nascono dalle sfide.

Perché no anche quelle impossibili.

Davide contro Golia.

Dare chance a chi sa di non averne, l’attesa dell’impresa che si struttura come l’impresa stessa diventando il segreto per far vincere tutti.

 

 

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