5 luglio 1982…La Partita

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5 luglio 1982
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Un pomeriggio come tanti, ma che avrebbe fatto la storia…la nostra

Il 29 giugno 1982 il primo miracolo sportivo si era materializzato sotto i nostri occhi. L’Italia, brutto anatroccolo della prima fase a gironi, si stava lentamente trasformando in un bellissimo cigno. La prima, grande vittima era stata contro l’Argentina di Diego Armando Maradona. Ma quel pomeriggio del 5 luglio 1982 ci attendeva la titanica impresa. Nonostante l’Argentina, era Davide che si scontrava con uno dei Golia più straordinari della storia del calcio.



Perché, è bene ricordarlo per i più giovani e che dei giocatori di quella squadra fantastica hanno soltanto sentito parlare, quel Brasile era un concentrato unico di talento, classe, fantasia. Fortunatamente per noi era anche una squadra che a volte amava troppo specchiarsi nella sua bellezza come un novello Narciso ed è forse per questo che l’Italia quel giorno ha fatto la storia.

Il Brasile

La formazione giallo – oro brasiliana era la più forte dai tempi di Messico 70’, quando è diventata Campione del Mondo battendo in finale l’Italia. La stessa Italia che aveva battuto 4 a 3 la Germania in semifinale, in un’altra partita passata direttamente dalla televisione agli scaffali della libreria, un pezzo di storia da conservare gelosamente, accanto ad un’elegante edizione della Divina Commedia ed all’opera omnia dei Pink Floyd. Il Brasile 82’ aveva tra le sue fila giocatori come Junior, Cerezo, Falcao, Socrates, Zico.

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Divine creature che sapevano accarezzare il pallone e che avremmo imparato a conoscere bene perché nel loro destino l’Italia sarebbe tornata. Ma non sotto forma di incubo come quel 5 luglio1982. Lo stadio di Sarrià di Barcellona “il 5 luglio 1982 era gremito in ogni ordine di posti”, come l’avrebbe definito il grande Sandro Ciotti e la temperatura intorno alle 17, superava abbondantemente i 30 gradi.

Quel 5 luglio avevamo bisogno di lui

Soltanto il tempo di entrare, fare qualche movimento per una sorta di riscaldamento e già vedevi quelle meravigliose maglie coloro oro brasiliane intrise di sudore. Forse, dentro di loro, sentivano già la tensione, sentivano che per loro non sarebbe stato facile. Tutt’altro. E l’Italia? Era lì, con le sue maglie azzurre pronte all’epica sfida, che avrebbe potuto lanciarli verso la leggenda. Bisognava ripetere l’impresa realizzata contro l’Argentina, ma questa volta bisognava fare molto di più e, soprattutto, c’era bisogno che Paolo Rossi ritrovasse il gol.

Già, Paolo Rossi, era tornato in campo da appena due mesi dopo la squalifica per il calcio – scommesse. Nelle prime tre partite non si era praticamente mai visto, con l’Argentina qualcosa era venuto fuori, ma lui era il gol, la sua pura essenza, mai come in quel pomeriggio del 5 luglio 1982 avevamo bisogno anche, e soprattutto, di lui.

La Partita

Calcio d’inizio. Via, partiti. Non sono passati nemmeno cinque minuti quando Bruno Conti s’invola sulla fascia alla sua maniera, i brasiliani sembrano quasi volergli far fare tutto e lui lo fa, serve Cabrini che crossa sul palo più lontano dove solo lui poteva esserci e c’era e segna: PAOLO ROSSI. 1 a 0. La gioia dura soltanto sette minuti, fino a quando il “Dottore” Socrates, era infatti un vero medico, trova lo spazio per fulminare Zoff sul primo palo. 1 a 1.

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Ma l’Italia con il suo gioco e le marcature asfissianti più della calura del Sarrià, innervosisce i talentuosi brasiliani che iniziano a commettere errori impensabili come quando a Cerezo viene in mente di effettuare un passaggio al proprio portiere. Non ci sarebbe stato nulla da dire se tra pallone e portiere non ci fosse stato nel mezzo ancora lui: PAOLO ROSSI. Pochi passi e tiro che piega le mani al portiere Waldir Peres. 2 a 1.

Pausa e ripresa

Intervallo. Si riparte con il Brasile che cerca il pareggio, il risultato minimo per passare in semifinale ed incontrare la Polonia. Ed il pareggio arriva. Zico, nonostante sia costantemente braccato da Gentile riesce a servire Falcao, gran sinistro e palla che supera Zoff. 2 a 2. Siamo al minuto 68. Il Brasile non si ferma, vuole vincere, ma al minuto 74 il maldestro portiere Peres regala un angolo all’Italia.

Tutti dentro l’area brasiliana in una terribile ammucchiata, il pallone schizza a “Schizzo” Tardelli, il suo storico soprannome, che tira in porta, Junior non si accorge che sta tenendo in gioco proprio lui: PAOLO ROSSI, che realizza la sua tripletta. Da questo pomeriggio il grande centravanti di Prato, con le sue spallucce da uccellino in mezzo ad armadi a due ante, passerà alla storia del calcio con il nome di PABLITO.

Quel pazzesco 5 luglio di Paolo Pablito Rossi

I minuti finali sono soltanto uno sterile e vano tentativo del Brasile di recuperare l’irrecuperabile. Il michelangiolesco Antognoni segna anche il quarto gol, che viene ingiustamente annullato per un fuorigioco inesistente. Ma ormai non conta nemmeno più. Il 5 luglio 1982 il vero Brasile aveva la maglia azzurra.

Soltanto aver provato a raccontare quella partita fa venire i brividi. Sembra davvero che soltanto ora si sia spenta la televisione ed invece sono passati quarant’anni. Alcuni di quegli eroi non ci sono più, a cominciare dal comandante Enzo Bearzot. Gaetano Scirea ci ha lasciati tragicamente dopo un assurdo incidente stradale in Polonia dove era andato per osservare la squadra che avrebbe affrontato la “sua” Juventus, guidata dal suo amico fraterno Dino Zoff.

Nel 2020 se ne è andato anche lui, colui che ha trasformato quel folle sogno nella più meravigliosa delle realtà. Quell’eterno bambino con gli occhi furbetti, come il Pinocchio di Collodi, toscano come lui. Senza di lui non ci sarebbe stato questo fiume di parole, perché non ci sarebbe stata quell’emozione. Senza di lui non ci sarebbe stato alcun 5 luglio 1982 e non ci sarebbe stato tutto il resto. Anche per questo ci manca terribilmente PAOLO PABLITO ROSSI.

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