Zona di comfort emotiva, quello spazio confortevole dove non succede nulla

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La zona di comfort è quello spazio in cui ci sentiamo a nostro agio e relativamente al sicuro. Non si tratta solo di uno spazio fisico, ma include anche una forma mentis e, naturalmente, una disposizione emotiva. Pertanto, tutti noi abbiamo una zona di comfort emotiva in cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo.

Cos’è il comfort emotivo?

Il comfort emotivo è una sensazione di benessere, sentirsi a proprio agio nell’ambiente e con se stessi. Implica la prevalenza di emozioni piacevoli e generalmente positive, ma senza cadere in estremi come l’euforia, sebbene possano esserci anche emozioni negative a cui ci siamo abituati, tanto che il loro effetto dirompente è diminuito.

Sperimentare quel comfort emotivo è fondamentale per stabilire legami con le altre persone. Solo quando ci sentiamo al sicuro e godiamo di un certo equilibrio emotivo possiamo aprirci e stabilire relazioni autentiche con gli altri.

Il comfort emotivo è anche alla base delle nostre capacità. Mantenere uno stato affettivo di base ci permette di concentrarci sui compiti che dobbiamo svolgere, in modo che le emozioni non diventino un ostacolo ma piuttosto un facilitatore dell’attività. Ma non è tutto così perfetto. Vivere nella zona di comfort emotiva ha anche degli svantaggi.

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Più emozioni proviamo, più diventiamo resilienti

La zona di comfort emotiva è costituita da una serie di stati affettivi che rimangono più o meno stabili. Ciò significa che non potenzia la granularità emotiva, che è la capacità di sperimentare e riconoscere un’ampia gamma di emozioni e sentimenti.

Infatti, vivere diversi stati affettivi, anche spiacevoli, ci permette di essere più efficaci nella gestione delle nostre emozioni e ci impedisce di assumere strategie distruttive per affrontare le situazioni che ci travolgono, come confermano gli psicologi della George Mason University. Nel loro studio, hanno scoperto che le persone in grado di rilevare e comprendere le proprie emozioni avevano meno probabilità di ricorrere a droghe, alcol o cibo in eccesso, usandoli come valvole di sfogo per liberare la tensione.

Altri studi condotti presso l’Università del Kentucky hanno confermato che le persone con granularità emotiva mostravano un maggiore autocontrollo e avevano meno probabilità di rispondere in modo aggressivo alle circostanze difficili, anche se erano molto arrabbiate. In pratica, essere in grado di provare una vasta gamma di emozioni e sentimenti è un importante indicatore di resilienza e autocontrollo emotivo che ci aiuta ad affrontare gli ostacoli senza crollare.

La trappola che ci tende la zona di comfort emotiva

La zona di comfort emotiva ci crea anche un’altra trappola: l’evitamento esperienziale. Quando ci sentiamo troppo a nostro agio con determinati stati affettivi, possiamo iniziare ad evitare le situazioni che generano in noi emozioni “avverse”, così da finire diventando “schiavi” delle emozioni, situazioni o pensieri che cerchiamo di evitare a tutti i costi.

Ironia della sorte, l’evitamento esperienziale finisce per alimentare l’ansia che dovrebbe eliminare perché quando cerchiamo di sfuggire, negare o reprimere sentimenti o sensazioni spiacevoli, ciò che stiamo effettivamente facendo è creare un campo di battaglia interiore. È come se dichiarassimo guerra a noi stessi. Generiamo una profonda tensione interiore. E in quel contesto non ci sono vincitori, c’è un solo perdente: noi stessi.


Infatti, l’uso dell’evitamento esperienziale per affrontare situazioni di vita stressanti è stato associato a diversi problemi di salute, sia fisici che psicologici. Gli psicologi della Stanford University hanno rivelato che queste strategie finiscono per ridurre gli affetti positivi facilitando uno stato d’animo negativo, rispetto alle strategie di valutazione e affrontamento più assertive.

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Esci dalla tua zona di comfort emotiva senza perdere l’equilibrio

Ovviamente non si tratta di diventare masochisti, ma bisogna accettare che nel corso della vita dobbiamo passare attraverso esperienze diverse per crescere. Alcune saranno piacevoli, altre no. Afferrarci alla nostra zona di comfort emotiva non ci permetterà di vivere appieno quelle esperienze, imparare da esse e uscirne rafforzati.

È comprensibile che, di fronte a una situazione spiacevole, cerchiamo di negarla o di fuggire rifugiandoci nella nostra zona di comfort emotiva, ma questa strategia di evitamento servirà solo a renderci persone più rigide e intolleranti, sempre meno capaci di affrontare gli imprevisti della vita.

Per non abituarci troppo alla zona di comfort emotiva, possiamo uscirne di tanto in tanto osando affrontare nuove sfide. Esporci progressivamente, in ambienti controllati, a esperienze che generano un po’ di paura, incertezza o ansia non è negativo. Al contrario, ci aiuterà a familiarizzare con quelle emozioni e con le conseguenti reazioni fisiologiche per poterle affrontare meglio in futuro.

In realtà, il segreto sta nell’ampliare sempre di più la zona di comfort emotiva, in modo da non sentirci eccessivamente a disagio con gli stati affettivi tradizionalmente descritti come negativi, ma piuttosto accettarli e capire che sono necessari quanto le emozioni positive alle quali tentiamo di afferrarci.

Fonti:

Feldman, L. et. Al. (2015) Unpacking Emotion Differentiation Transforming Unpleasant Experience by Perceiving Distinctions in Negativity. Current Directions in Psychological Science; 24(1): 10-16.

Pond, R. S. et. Al. (2012) Emotion differentiation moderates aggressive tendencies in angry people: A daily diary analysis. Emotion; 12(2):326-337.

Gross, J. J. & John, O. P. (2003) Individual differences in two emotion regulation processes: implications for affect, relationships, and well-being. J Pers Soc Psychol; 85(2): 348-362.

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