In punta di diritto…

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Questo non vuole essere l’ennesimo e noioso approfondimento che si scaglia contro la Juventus ma vuole cercare di chiarire, con possibile ragionevolezza, alcuni passaggi non solo della vicenda ma del sistema calcio professionistico italiano nel quale la società bianconera ha svolto un ruolo da protagonista e da pioniera degli scandali.

Un’escalation da serie tv, nella quale ho volutamente omesso Superleghe, Rigori e Piani Marshall.

Mi sono limitato al tangibile e riscontrabile.

La Juventus è l’unica società italiana che è stata coinvolta direttamente in tutti i maggior scandali degli ultimi 30 anni.

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Il primo capitolo si apre negli anni ’90 dove “l’abuso di farmaci non era punito dalla legge all’epoca dei fatti”, lo stesso abuso che originariamente non alterava le prestazioni ma che con il passare del tempo si configurò “come reato di frode sportiva annullando la sentenza di assoluzione della Corte d’Appello”. L’effetto della sentenza sarebbe stata quindi la necessità di svolgere un nuovo processo che però non si farà perché nel frattempo sopraggiunse la prescrizione del reato.

Passano gli anni e arriviamo a metà degli anni 2000 e si apre il secondo capitolo nella quale esplode il condizionamento politico sportivo nella sua forma migliore. Calciopoli. 19 partite alterate nelle prestazioni e nel risultato che indicano lo scandalo nel quale” … furono coinvolte società professionistiche arbitri, assistenti e numerosi dirigenti, sia delle stesse società che dei principali organi calcistici italiani. Le squadre condannate dalla giustizia sportiva nel 2006 furono Fiorentina, Juventus, Lazio e Milan nel primo filone e Arezzo e Reggina nel secondo.

La società maggiormente colpita dalla giustizia sportiva fu la Juventus, riconosciuta colpevole di «una fattispecie di illecito associativo» — un termine allora non previsto dall’ordinamento giuridico sportivo italiano, ma che fu giudicato dalla Corte di giustizia federale come una violazione dell’articolo 6 dell’allora Codice di giustizia sportiva riguardante i casi di «illecito sportivo» — poi tradotto in un «illecito strutturato…”.

In questo contesto andrebbe analizzata con più attenzione la figura del dirigente Luciano Moggi che si configurò come Deus ex Machina di un modo culturale di gestire società sportive, relazioni con i calciatori, rapporti con i procuratori che condizionò l’intero mondo del calcio.

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calciopoli juventus moggi

Il terzo ed ultimo (speriamo) capitolo arriva poche settimane fa, con la Juventus sempre in prima fila. 15 punti di penalizzazione derivanti dalla sentenza della Corte d’appello federale della FIGC in cui si evidenziano “ …Illecito grave, ripetuto e prolungato..” a seguito di una gestione sistemica delle plusvalenze utilizzate non solo quale componente strutturale di un bilancio societario ma come strumento di deviazione delle prestazioni sportive.


Sentenza preceduta da dimissioni, sostituzioni, ammissioni indirette di colpevolezza e succeduta da dichiarazioni di ricorsi in punta di diritto.

Già il diritto.

In questo quadro in cui una società sportiva ha saputo muoversi e delegittimarsi non c’entra nulla l’invidia degli altri, né l’appoggio passionale di un tifoso che tenta di difendere dei colori, esiste per quanto possibile solo l’analisi dei fatti e delle loro conseguenze.

In questo quadro non c’è spazio del tutti contro tutti.

In questo quadro si deve avere coraggio di capire e cambiare senza paura di perdere rilevanza nazionale ed internazionale. Perché se il calcio teme di perdere un grande protagonista e l’indotto che genera al tempo stesso deve comprendere il serio pericolo che corre nel perdere la credibilità del sistema stesso.

A queste azioni, quelle della comprensione e delle decisioni, va data lucidità e lasciato il pressapochismo del bar dello sport nel quale il calcio professionistico si configura come un semplice risultato da scegliere ogni giorno della settimana (ormai).

L’articolo In punta di diritto… proviene da Nati Sportivi.

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