Ridere o mostrare gioia
non è permesso. Ergo, la felicità
diventa peccato mortale.

Inoltre, non è consentito
mostrare scoraggiamento o cadere a pezzi. Devi restare positivo.

In questi tempi,
qualunque sia il punto dello spettro emotivo nel quale ci posizioniamo, sembra
inadeguato. E non mancano quelli che ce lo fanno notare. Persone che sono
diventate “giudici delle emozioni”, una sorta di custodi del
“corretto sentire” durante la pandemia, come se esistesse qualcosa
del genere.

Non esiste una risposta emotiva corretta

“Benevola o ostile, la risposta è sempre risultata stonata”, scrisse Albert Camus in La
Peste
“,
un libro in cui narra un’esperienza simile a quella che
stiamo vivendo. Il filosofo spiegò che, nonostante esistesse una realtà comune
a tutti, coesistevano così tante micro realtà che ognuno “parlava una
lingua diversa” e pensava che il suo sentimento fosse il più importante,
valido o urgente.

La messa a punto delle
risposte emotive ha sempre rappresentato una sfida. Ma quando lo scenario che
si apre davanti a noi diventa caotico e incerto, la sfida si complica. Non
sappiamo molto bene come agire perché perdiamo i punti cardinali che fino a quel
momento servivano da riferimento. Eppure siamo costretti a continuare a
camminare su un terreno sconosciuto e pericoloso dove molte regole sono
cambiate. Questo, ovviamente, ci destabilizza emotivamente.

Dall’inizio della crisi
siamo su una sorta di montagne russe emotive. Dalla paura passiamo alla
tristezza, alla vulnerabilità e alla disperazione. Quindi può arrivare l’apatia,
un meccanismo che ci aiuta a proteggerci assumendo una distanza psicologica
da ciò che sta accadendo. Quindi ci animiamo. Ci sforziamo di apprezzare le
piccole cose e possiamo sentirci ottimisti e persino felici. E il ciclo
ricomincia. Tutto caratterizzato da esplosioni di rabbia e un profondo senso di
ingiustizia.

Nel mezzo di questi alti
e bassi emotivi ci sono anche persone che ricorrono all’umorismo per affrontare
il dramma che stiamo vivendo. E non mancano quelli che li criticano.

Tuttavia, l’umorismo è
uno strumento molto potente per affrontare le avversità. “L’umorismo non minimizza l’importanza di un evento terribile,
ma consente al sopravvissuto di affrontare il problema e di progredire nel
proprio ambiente”,
scrisse Jacqueline Garrick, un’assistente sociale
che si occupò dei veterani di guerra. L’umorismo contribuisce ad alleviare il
dolore e ci consente di attenuare l’impatto negativo di ciò che ci sta
accadendo. Ecco perché, anche nelle circostanze più buie, ci sono persone che
ricorrono alla risata. E hanno il diritto di farlo, se è il loro meccanismo per
salvarsi dalla tragedia.

La convalida emotiva essenziale

La situazione che stiamo
vivendo è già surreale e abbastanza dura in sé, perché si debba anche essere
costretti a imporci una reazione emotiva “corretta”. Ognuno reagisce
come meglio può. Non scegliamo le nostre emozioni. Possiamo solo gestirle.

Ci piacerebbe poter scegliere
cosa provare. Schioccare le dita e improvvisamente diventare molto ottimisti.
Obbligarci a sentirci tristi quando tutto ciò che proviamo è una profonda
apatia. Ma non possiamo. O almeno non così facilmente.

Pertanto, possiamo
commentare comportamenti che possono sembrare inappropriati, egoistici, privi
di empatia o francamente dannosi per noi stessi e gli altri, ma non possiamo
giudicare le emozioni o fingere che gli altri sentano quello che sentiamo noi.
Sebbene siamo tutti nel mezzo di una pandemia, confinati nelle nostre case, non
possiamo dimenticare che ogni realtà è diversa, quindi è comprensibile che
scateni reazioni emotive diverse.

Quando critichiamo o giudichiamo
le emozioni altrui, ciò che stiamo facendo è “invalidarle”. Gli
stiamo dicendo che è sbagliato che si senta così. Pertanto, quella persona si
sentirà inadeguata, sola e incompresa.

Al contrario, proprio
ora ciò di cui tutti abbiamo bisogno è la convalida emotiva. La convalida
emotiva implica prendere sul serio le emozioni degli altri. Non trascurarle,
banalizzarle o giudicarle. Implica comprendere e assumere che non ci sono
emozioni “buone” o “cattive”, “giuste” o
“sbagliate”.

Tutte le emozioni che
proviamo sono valide e hanno un significato nella storia della nostra vita e
nel contesto.

Come possiamo dare la convalida emotiva?

1. Presta attenzione a ciò che dice. A volte dobbiamo solo uscire, anche solo per pochi
minuti, dalle nostre preoccupazioni e dal modo di vedere il mondo, per metterci
al posto degli altri e ascoltare – davvero – ciò che ci dicono. Questo ascolto
attivo può arrivare a fare veri miracoli poiché facilita la connessione emotiva
e può persino avere un potere terapeutico.

2. Accetta l’esperienza emotiva. Qualunque emozione provi una persona è un’emozione
legittima, radicata nella storia e nelle circostanze della sua vita. Forse non
condividiamo quell’emozione, ma possiamo capire da dove viene o quale sia la
sua ragion d’essere.

3. Offri compagnia, non consigli. In questo momento, la maggior parte delle persone ha
solo bisogno di sapere di poter contare su qualcuno, di avere una spalla amica
su cui piangere, anche nella distanza. Dare consigli, quando la persona non li
ha chiesti, può essere controproducente poiché parte dal presupposto che non
sia in grado di gestire le proprie emozioni. Pertanto, è meglio accompagnare
senza invadere.

Uno dei motivi per cui è
così difficile convalidare le emozioni degli altri è l’ansia del voler aiutarli
a sentirsi meglio e, nel contempo, sentirci meglio noi stessi. Abbiamo
difficoltà a fare spazio alle emozioni, specialmente quando sono dolorose,
spiacevoli o non coincidono con le nostre.

In questi tempi,
dovremmo remare tutti nella stessa direzione per salvarci. Ed è così, ma non è
necessario che tutte le persone che sono sulla barca sacrificino la propria
identità. Come avvertiva Camus, combattere l’epidemia non può ridursi a
rinunciare a ciò che è più personale per noi per collettivizzare un sentimento
generale, per decreto.

In effetti, questa
diversità emotiva è ciò che ci arricchisce e ci consente di andare avanti
nonostante tutto. Sebbene possa non sembrare vero, la paura ci aiuta a
proteggerci, la gioia ci motiva e la tristezza ci unisce.

Tutte le emozioni sono
valide e tutte hanno la loro ragion d’essere. Tutte hanno un messaggio da
trasmettere e sono utili. Pertanto, non permettere a nessuno di giudicare le
tue emozioni, e tanto meno di dirti come dovresti sentirti. Nessuno ha il
diritto di diventare “giudice delle emozioni”, e molto meno ora.

Fonti:

Pérez, A. et. Al. (2019) Laughing away the pain: A narrative review of
humour, sense of humour and pain. European
Journal of Pain; 23(2): 220-233.

Garrick,
J. (2006) The Humor of Trauma Survivors. 
Journal of Aggression
Maltreatment & Trauma Maltreatment & Trauma
; (1-2): 169-182.

La entrada Giudici delle emozioni: non accettare che nessuno ti dica come devi sentirti se publicó primero en Angolo della Psicologia.

Buy traffic for your website