Don Camillo e i giovani d’oggi: quel film incompiuto per la morte di Fernandel

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Tutti siamo siamo legati al personaggio di Don Camillo, portato sul grande schermo da Fernandel. Quel parroco contro il sindaco comunista Peppone, alias Gino Cervi, ce lo ricordiamo tutti ogni volta che viene puntualmente mandato in onda su mediaset una volta alla settimana per cinque settimane. Ecco, le settimane sarebbero potute essere sei, se non fosse successa una disgrazia. 





DON CAMILLO E I GIOVANI D’OGGI

Don Camillo e i giovani d’oggi oppure Don Camillo, Peppone e i giovani d’oggi (titolo originale Don Camillo et ses contestataires) doveva essere il sesto capitolo della serie cinematografica di don Camillo con Fernandel e Gino Cervi, ispirato all’omonimo libro. Iniziato nel 1970, rimase incompiuto a causa della malattia di Fernandel, che morì nel 1971.

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Le riprese del nuovo film, regista Christian-Jaque, cominciarono a Brescello il 13 luglio 1970. Fernandel arrivò a Brescello il 20 luglio, a set già montato. Gli esterni si girarono sotto un sole cocente, tra umidità e zanzare, e Fernandel ebbe più volte dei mancamenti, degli eccessi di stanchezza e delle difficoltà respiratorie. A un certo punto fu colpito anche da dolori molto forti al petto. Era il 5 agosto: all’improvviso, durante una scena sul sagrato della chiesa che prevedeva che Fernandel dovesse portare in braccio Graziella Granata, l’attore non riuscì a fare un passo. L’attrice pesava meno di 50 chili, ma Fernandel non riuscì proprio ad alzarla, cadde a terra. Appena ripresosi dal malore fu costretto a lasciare momentaneamente il set.

Fu trasportato con urgenza all’ospedale di Parma, dove rimase ricoverato per quattro giorni. Si consultò con uno specialista e poi decise di tornare a Marsiglia per sottoporsi ad altri esami clinici e prendersi un periodo di riposo. Il regista, cercando parole di conforto, parlò così a Fernandel: «On reprendra le tournage dès que tu seras rétabli. Rentre à Marseille.» («Riprenderemo le riprese quando ti sarai ristabilito. Ritorna a Marsiglia»).




Le condizioni di salute di Fernandel erano già purtroppo non stabili da alcuni mesi. Nell’aprile precedente, durante un piccolo intervento per rimuovere una escrescenza formatasi sotto il muscolo pettorale destro, i medici avevano scoperto che l’attore era affetto da un tumore maligno di origine epatica, in evoluzione e con metastasi. Purtroppo era partito dal fegato, e aveva colpito un polmone andando a insinuarsi in diverse parti dell’organismo. I familiari furono subito informati della gravità della situazione ma decisero di tenere all’oscuro l’interessato. 

Il 12 agosto 1970 la produzione sospese le riprese e Gino Cervi ritornò a Roma. La soluzione più semplice sarebbe stata quella di rigirare le scene in cui compariva don Camillo sostituendolo con un altro attore, finendo così il film salvando buona parte del girato, ma la proposta della produzione in tal senso si scontrò con il rifiuto del regista e di Cervi di continuare senza Fernandel.Il legame era troppo forte

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A metà gennaio del 1971 Fernandel rassicurò il regista sulle sue migliori condizioni di salute, di contare su di lui che a breve le riprese sarebbero continuate. In un mese purtroppo, l’evolversi della malattia portò Fernandel a un indebolimento spaventoso al punto che il suo fisico non resse. In alcune foto, si vede molto dimagrito, non il don Camillo reattivo e forte dei primi episodi. La produzione tuttavia, ricevuti i rifiuti di Cervi, Christian-Jaque e Leda Gloria a continuare, aveva già deciso di affidare i ruoli di protagonisti e di cominciare da zero il film con un altro regista.

Il film, con il medesimo titolo, ma diretto da Mario Camerini e con Gastone Moschin nella parte di don Camillo e Lionel Stander in quella di Peppone, è uscito nel 1972, ma senza successo ovviamente.

Vi sono voci contrastanti riguardo al film non finito del 1970: mentre alcune fonti dicono che fossero state girate solo poche scene, altre affermano mancassero veramente poche riprese alla fine del film che, in qualche modo, avrebbe potuto essere finito e distribuito. Effettivamente, in base a fotografie e vecchi filmati, risulta che più di metà pellicola fosse stata girata. In un’intervista Fernandel il 1º agosto 1970 disse che questo film era l’ultimo della saga di Don Camillo perché Giovannino Guareschi era morto e non avevano più libri su cui basarsi. Nell’ultima intervista fatta a Fernandel nel 15 ottobre 1970 l’attore diceva che mancavano solo 35 minuti (di riprese) per terminare il film.

Questa invece fu una dichiarazione che Gino Cervi rilasciò in un’intervista al quotidiano “La Stampa” pubblicata il 28 febbraio 1971, dopo la morte di Fernandel:




Il film era stato girato a metà quando Fernandel dovette tornare in Francia. Aveva cercato di tirare avanti fino all’ultimo, perché il film lo voleva finire. Io credo sentisse che appariva sullo schermo per l’ultima volta e con il personaggio che gli era più caro. Avevamo girato 1200 metri di pellicola a colori, ma Fernand era impaziente. Fece una cosa strana: registrò in anticipo tutto il sonoro dell’intero film. Chissà, forse pensava che, se lui avesse dovuto rinunziare, il film avrebbe potuto essere portato a termine anche da una controfigura e il suo pubblico lo avrebbe riconosciuto almeno dalla voce. E lo avrebbe ricordato”.




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