Cosa ho imparato, dietro il bancone della farmacia

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Dopo anni di studio, master e specializzazioni ho sviluppato quelle competenze necessarie che mi portano, oggi e ogni giorno a prendermi cura, come una coccola, delle persone che varcano la soglia della Farmacia dove lavoro con costanza e passione per aiutare chi si rivolge a me, anche solo per un consiglio. Occupandomi di cosmetica funzionale e di cosmetica oncologica, quello che ho ben chiaro è che quando il corpo cambia, quando l’integrità dell’aspetto estetico vengono scalfiti, si può trattare la persona solo se si capta l’emozione che essa sente e prova. Solo così un buon prodotto può essere inserito all’interno di un protocollo funzionale.

Ma qualcosa è cambiato con l’inizio della pandemia. Dapprima in modo velato, poi man mano, i cambiamenti strutturali, comportamentali, gestionali hanno iniziato a manifestarsi in modo evidente, fino a quando a pandemia conclamata, si è generata una crepa nel nostro vivere.

Il mio banco colorato e profumato di essenze è diventato una barriera di protezione ed igienizzanti, di distanze di sicurezza, di minuti contingentati e di mani che non potevano più toccare e sperimentare prodotti poiché protette da guanti.

Così è iniziata la riorganizzazione del mio vivere da professionista e da donna. Ricordo la paura negli occhi dei miei clienti, le preoccupazioni esplicate con mille domande, così come le richieste più disparate di prodotti igienizzanti e farmaci, la ricerca di mascherine e la difficoltà nel reperirle per i clienti e per noi stessi. Mentre fuor in intanto il virus causava morti e contagi in costante aumento.

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Ma ero lì ed ero sempre io; ero sempre il loro punto di riferimento, ero sempre quella donna amica e consulente che li seguiva da anni, ero sempre la “Dottoressa Simona” che li accoglieva nel modo più semplice, con il sorriso prima del buongiorno. Non potevo cambiare, non potevo essere meno, non potevo non fornire quello in cui sempre ho creduto: “il consiglio etico e professionale costruito da sapienza, pazienza ed anima”.

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Ho ricavato così un mio spazio colorato dove la paura non può entrare, dove un cartello mi ricorda che andrà tutto bene, dove mi concedo quella sosta per tirare un respiro quando la mascherina lo rallenta, per allentare gli elastici quando il viso te lo senti segnato, quando la sera sai che i tuoi affetti in quarantena ti aspettano e tu sei la sola a lavorare e cerchi di ricordarti di igienizzare ogni cosa che entrerà con te a casa.



Tutto è cambiato per tutti, tutti siamo stati toccati nel nostro vivere, nella nostra semplice “normalità”, nei nostri affetti. Saremo tutti diversi alla fine della quarantena, tutti con una storia nuova, tutti a reinventarci qualcosa che abbiamo perso o congelato nel trascorrere questo tempo bloccato, nella speranza di vivere questa primavera e la sua rinascita, fino qui osservata solo da finestre e balconi.

Ho imparato che il sorriso non è solo espressione delle labbra, ho imparato che il sorriso può essere espresso con gli occhi quando le tue labbra sono coperte, che la paura è un limite per chi la vive e chi la trasmette. E che il miglior lavoro che si possa fare è vedere ogni giorno nella difficoltà un’opportunità di reinventarsi.

Simona Mangone

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