Le parole sono come pietre

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In tempi estremamente complessi, come quelli che stiamo vivendo a causa della pandemia da Covid-19, occorre prestare la massima attenzione ogni qualvolta si decida di parlare. Sia che si tratti di commenti ad accadimenti che avvengono quotidianamente intorno a noi, sia quando, e qui le accortezze si devono moltiplicare, si esprimono giudizi direttamente riferibili al virus che sta condizionando pesantemente le nostre vite e le nostre menti.

Il virus, ci hanno spiegato più volte gli esperti, dilaga e si diffonde, aumentando i contagi in misura esponenziale, se non si rispettano poche e precise norme: la distanza sociale, l’uso della mascherina ed il lavaggio frequente delle mani.

Parimenti, però, si creano danni in misura esponenziale, quando vengono rilasciate dichiarazioni avventate, non precise o, addirittura, false.

In questo caso si può dire che “un bel tacer non fu mai scritto” e questo riguarda sia i nostri uomini politici, di ambedue le parti, governo ed opposizione, sia gli scienziati che, in quanto esperti in materia, dovrebbero esprimere giudizi sempre chiari e che non lascino dubbi a chi li ascolta.

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Soprattutto, non dovrebbero contraddirsi tra loro, screditandosi a vicenda e creando una pericolosa confusione. 

Per non essere troppo vaghi, non si può dimenticare come uno dei leader dell’opposizione, l’estate scorsa, andasse raccontando che occorreva riaprire tutto, che il virus ci aveva finalmente lasciato e che bisognava tornare a vivere. Oltretutto continuò, trumpianamente, a tenere i suoi comizi elettorali, in vista delle elezioni regionali e comunali, senza l’utilizzo della mascherina, inviando, quindi, continui messaggi sbagliati e pericolosi.

Il virus è “clinicamente morto”. Furono queste le parole che pronunciò, nel maggio scorso. il Dott. Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano. 

In questi casi occorre la massima cautela, soprattutto quando uno scienziato parla in televisione. 

Quando, cioè, si è visti ed ascoltati da un grande numero di persone. 

Da casa si segue con attenzione ciò che lo specialista spiega ma, non essendo tutti gli utenti esperti della materia, i più possono essere tratti in inganno da una frase pronunciata con eccessiva leggerezza, o anche soltanto da una parola utilizzata in maniera inappropriata. 

Ecco, allora, che il danno è fatto, poiché ciò che è stato detto in maniera non corretta, può diventare immediatamente la sintesi dell’intervista. Da lì, poi, a dire: “l’hanno detto alla televisione”, il passo è breve.

Esperti virologi, immunologhi, direttori delle terapie intensive, possono commettere gravi errori di comunicazione, perché quella non è la loro materia. In questi casi diviene fondamentale il ruolo e la competenza, nella materia trattata, di coloro che intervistano tali esperti, ovvero i giornalisti, che devono ascoltare attentamente ciò che dicono ed intervenire sempre per eventuali chiarimenti, ove vi siano concetti espressi in maniera dubbia.

È infatti assolutamente inaccettabile che tutti i conduttori s’improvvisino intervistatori, parlino del Covid-19 senza conoscere minimamente le sue peculiarità, le conseguenze che può portare un eventuale contagio ecc.

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Chi intervista esperti sul tema del virus, deve essere, a sua volta, un conoscitore del virus, perché, in quel momento, si fa garante di ciò che l’intervistato dirà.

Un ruolo fondamentale in tutta questa complessa situazione, lo ricopre, quindi, la comunicazione e tutti coloro che vi lavorano, tra radio, televisione, giornali, social. 

Anche in tale ambito, dopo la politica e la scienza, i cattivi esempi, purtroppo, non mancano.



L’ultimo, ma soltanto cronologicamente, è stato l’intervento, alla radio da lui diretta, del direttore di Radio Maria, padre Livio Fanzaga. A suo modo di vedere, il Covid-19 è:

“Un progetto volto a fiaccare l’umanità, metterla in ginocchio, instaurare una dittatura sanitaria e cibernetica, creando un mondo nuovo che non è più di Dio Creatore, attraverso l’eliminazione di tutti quelli che non dicono sì a questo progetto criminale portato avanti dall’élites mondiali, con complicità magari di qualche Stato”. Tutto per creare “il mondo di Satana”.

ANSA.it 16 novembre 2020 Direttore di Radio Maria, ‘Covid complotto elites’ – Cronaca – ANSA

Al di là delle credenze religiose di ognuno di noi, che non sono minimamente poste in discussione in questa sede, risulta altresì evidente come dichiarazioni di tal genere possano generare dubbi e perplessità in chi le ascolta. Se si pensa, inoltre, che il pubblico di Radio Maria è composto, quasi esclusivamente, di persone anziane, spesso sole, sentire parole come queste proferite dal direttore della “loro” radio, può avere soltanto effetti negativi. 

Parole come queste autorizzano ad imboccare la via di un oscuro scetticismo, non di un sano dubbio.

Il passo successivo è iniziare a credere che sia tutto una colossale menzogna e dopo, velocemente, approdare al negazionismo ed a credere nella dittatura sanitaria. 

Ancora oggi (22 novembre 2020) viaggiamo ad oltre 30.000 nuovi contagi e circa 700 morti ogni giorno. 

In tempi estremamente complessi, come quelli che stiamo vivendo, le parole possono pesare come pietre

La loro leggerezza, o pesantezza, dipende soltanto dal loro buono, o cattivo, utilizzo.



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