“Gesù di Nazareth”, lo storico sceneggiato di Zeffirelli torna in tv per Pasqua 2020

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Oltre 700 milioni di telespettatori

. Tante furono le persone sintonizzate in tutto il mondo davanti alla mini-serie Gesù di Nazareth, diretta da Franco Zeffirelli, durante la prima messa in onda nel marzo del 1977. Da oggi, su Rai Premium alle ore 16, sarà possibile rivederlo nella sua versione integrale di oltre 6 ore. Alle prime due puntate, faranno seguito le ultime, domenica sempre alla stessa ora. Un successo baciato dalle ormai infinite e sempreverdi repliche per la mega-produzione sulla vita di Gesù che utilizza, quasi per intero, i Vangeli canonici. Con qualche digressione tra gli episodi più noti di quelli apocrifi, in “accordo” con le tendenze socialiste dell’epoca. Un’opera che spaccò in due i critici italiani. Più indulgenti, forse fino all’eccesso, quelli americani che la considerarono addirittura la miglior miniserie tv di tutti i tempi.

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Rivisto oggi, Gesù di Nazareth quasi intenerisce per le sue qualità dolcemente naïf e, nonostante alcuni limiti, ha avuto certamente il merito di aver reso accessibile, a una massa così grande di persone, un racconto tanto complesso e controverso. Ma il suo Gesù ha anche inaugurato una nuova epoca per le produzioni televisive, abbandonando il tradizionale format degli sceneggiati della tv pubblica per lanciare kolossal da esportazione. Come la recente serie tv I Medici, impreziosita da un cast internazionale, proprio come quello di Zeffirelli. Che poteva vantare ben 7 premi Oscar: Christopher Plummer, Laurence Olivier, Peter Ustinov, Anne Bancroft, Anthony Quinn, Rod Steiger ed Ernest Borgnine.

Una produzione rivoluzionaria

Agli albori degli anni Settanta, due giovani semi-esordienti, che rispondono al nome di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, portarono a Broadway uno spettacolo destinato a cambiare per sempre la figura di Gesù nell’immaginario collettivo: Jesus Christ Superstar. Un’opera rock ancora oggi intramontabile che – in pieno spirito di controcultura hippie – ebbe il coraggio di liberarsi dalle gabbie timorose e reverenziali nelle quali il Messia era sempre stato confinato sul grande schermo. In film come Il re dei re, Ben-Hur e La più grande storia mai raccontata.

Zeffirelli sembra quasi riprendere la lezione del musical, regalando al suo Gesù un’aria quasi da hippie, in armonia con la natura e il mondo. «Cosa volevo raccontare?» ha dichiarato il regista «il mistero di un uomo che è figlio di Dio. Ma soprattutto la sua umanità». Scommessa rischiosa che il regista fiorentino aveva già parzialmente vinto nel 1971 quando portò al cinema la sua visione fricchettona e scanzonata di Francesco d’Assisi in Fratello sole, sorella luna. Film che doveva essere interpretato nientemeno che da Paul McCartney ma purtroppo l’accordo sfumò. Il baronetto inglese però non è stata l’unica bizzarra, e un po’ controcorrente, scelta di cast da parte del regista. Basti pensare a chi Zeffirelli scelse per incarnare il suo Messia.

Gesù di Nazareth

Ted Neeley in una scena del film Jesus Christ Superstar del 1973. (Photo by Universal/Getty Images)

Un Gesù di Nazareth “trasgressivo”

Viso ascetico, scarno, lunghi capelli castani e occhi di un azzurro cristallino. Questa l’iconografia del Cristo che ci è stata tramandata e tanto ci è familiare. E pensare che Zeffirelli voleva, nei panni del Messia, Al Pacino o in alternativa il più “terreno” Dustin Hoffman. Poi la folgorazione: mentre il regista toscano provinava alcuni attori inglesi per il ruolo di Giuda, incrocia lo sguardo di Robert Powell. Interprete di teatro raffinato ma anche scandaloso attore-feticcio del regista più eversivo e iconoclasta dell’epoca: Ken Russell.

Scelta forse azzardata ma che si rivelerà assolutamente vincente visto che Powell – che all’epoca era già in Italia per girare il censuratissimo Al di là del bene e del male di Liliana Cavani – si rivelerà il Nazzareno perfetto. Anche grazie a un trucco speciale. Nello sceneggiato infatti, l’attore aveva una sottile linea di eyeliner blu scuro sulla palpebra superiore e un po’ di eyeliner bianco su quella inferiore. Per evidenziare al massimo l’azzurro intenso delle sue iridi. Ma il tocco di genio è stato chiedere espressamente a Powell di non sbattere mai le palpebre, conferendogli così un’aura straniante e quasi soprannaturale.

Robert Powell in una scena di Gesù di Nazareth. (Ipa)

Le due Marie

Anche per il ruolo della Vergine Maria, la scelta del “diabolico” Zeffirelli cadde su un’attrice non certo da copertina di Famiglia Cristiana: Maria Schneider. Nota al mondo intero per il suo ruolo provocatorio e desnudo in Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Ma non fu certo la bigotta Rai a mettere il veto, bensì l’attrice stessa che si orientò su altri progetti. Scelta di cui negli anni successivi si rammaricò molto. Così la parte andò all’eterea Olivia Hussey, già protagonista del Romeo e Giulietta di Zeffirelli dieci anni prima.

Ruolo grazie al quale vinse un Golden Globe come miglior esordiente. Per quanto riguarda la prostituta redenta Maria Maddalena invece, Zeffirelli puntò tutto sulla grande Anne Bancroft. Decisione più che mai condivisibile vista la carica erotica della Mrs. Robinson di Il laureato. Sempre con Dustin Hoffman. E chissà se nelle intenzioni di Zeffirelli c’era proprio l’idea di riunire una delle coppie più iconiche – per restare in tema – della Storia del Cinema.

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