Eutimia, l’equilibrio che ci tiene a galla

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Eutimia o felicità? I più, sceglierebbero di essere felici. I filosofi stoici, tuttavia, sceglierebbero l’eutimia perché sapevano che questo stato di equilibrio interiore porta alla felicità. Ma ci aiuta anche ad essere più resilienti, affrontare meglio le avversità, essere più indipendenti e sviluppare una maggiore tolleranza alla frustrazione. Sfortunatamente, con il passare del tempo il concetto di eutimia è stato svuotato del suo significato.

Qual è il significato di eutimia?

Il termine eutimia è di origine greca. È il risultato della combinazione del pronome “eu” che significa “buono” e “thymos” che significa “anima o emozione”. Ma in realtà quest’ultimo termine comprende quattro significati diversi: energia vitale; sentimenti e passioni; volontà, desiderio e inclinazione e, infine, pensiero e intelligenza.

Pertanto, se ci riferiamo al significato originale di eutimia, non si limita solo a uno stato mentale positivo, ma va molto oltre, riferendosi all’equilibrio di tutto il contenuto psicologico.

La stabilità degli affetti

In psicologia, il termine eutimia è stato usato in modo più restrittivo, principalmente per indicare l’assenza di alterazioni dei disturbi dell’umore, come il disturbo bipolare. Eutimia sarebbe, quindi, i periodi di equilibrio tra la mania e la depressione.

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In passato si pensava che le persone con disturbi mentali recuperassero tutte le loro capacità nella fase eutimica, ora si sa che tra il 40 e il 60% dei pazienti eutimici presenta disturbi neurocognitivi.

Questa scoperta mette in discussione l’eutimia come uno stato emotivo eminentemente positivo per far posto a un concetto più ampio di eutimia legata all’equilibrio. Sarebbe, quindi, un sentimento di benessere ed equilibrio caratterizzato da un sentimento di calma gioia e pace interiore.

Infatti, nel 1991 lo psichiatra Garamoni suggerì che l’eutimia fosse un sano livello di funzionamento caratterizzato da un equilibrio ottimale tra affetti e cognizioni positivi e negativi. In questo modo, la psicopatologia sarebbe il risultato di una deviazione da tale equilibrio.

Secondo questa prospettiva, l’eutimia non è uno stato privo di affetti e pensieri negativi. Questi esistono, ma non ci fanno perdere la stabilità. Se prevalessero le emozioni e i sentimenti negativi, si farebbe riferimento a uno stato d’animo negativo o alla distimia, generalmente caratterizzati da tristezza e nostalgia. E se le emozioni positive fossero eccessive, spezzerebbero anche queste l’equilibrio mentale e sarebbero dannose, come nel caso della mania.

I 3 segreti dei filosofi per raggiungere l’eutimia

“Se desideri essere imperturbabile, è cosa eccellente, infatti, è la migliore di tutte e una di quelle che innalza l’uomo al livello di Dio. I Greci chiamavano quella fermezza mentale eutimia […] Ciò che dobbiamo capire è come la mente può seguire un corso costante e regolare, come può sentirsi soddisfatta di se stessa e guardarsi intorno con piacere, e non provare gioia a fasi alterne ma permanere in quello stato, in una condizione pacifica senza mai essere euforici o depressi: questa è ‘pace mentale’”, disse Seneca.

Il filosofo stoico aspirava a raggiungere l’eutimia. Riteneva che fosse uno stato di calma interiore e soddisfazione legato al benessere psicologico, una “tranquillitas animi” accompagnata da “felicitatis intellectus”, che sarebbe la piena consapevolezza di quel benessere. Quindi ci fa capire che l’eutimia non è uno stato in cui si arriva ​​per caso, ma il frutto di uno sforzo cosciente e di un duro lavoro interiore.

Il primo passo nello sviluppo dello stato eutimico, secondo Seneca, sarebbe quello di smettere di giudicare. “La tranquillità può essere raggiunta solo da coloro che hanno raggiunto un potere indistruttibile sui giudizi”, disse.

I giudizi che emettiamo sulle cose sono quelli che spesso ci tolgono il nostro equilibrio alimentando frustrazioni, tensioni, delusioni e rabbia, stati che finiscono per accumularsi. Quindi dobbiamo giudicare molto meno.

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Seneca ci da anche un secondo indizio per raggiungere l’eutimia: vivere pienamente presenti. “La vera felicità è godersi il presente senza l’ansiosa dipendenza dal futuro, non divertirsi con speranze o paure, ma riposare in pace, come chi non desidera nulla. Le più grandi benedizioni dell’umanità sono dentro di noi e sono alla nostra portata. Un uomo saggio si accontenta della sua sorte, qualunque essa sia, senza desiderare ciò che non ha”.

Il terzo e ultimo consiglio viene da Democrito, un altro filosofo che parlò dell’eutimia. Nel suo caso, credeva che derivasse dall’essere soddisfatti di ciò che abbiamo e di ciò che siamo. Sarebbe uno stato di tranquillità in cui non cerchiamo ansiosamente di accumulare molte più cose, né perdiamo il sonno per non averle. Non significa smettere di crescere o rassegnarsi, ma piuttosto sentirsi soddisfatti qui e ora mentre lavoriamo per migliorare il futuro.

Quindi raccomandava di prestare poca attenzione alle persone importanti, spesso invidiate e ammirate, per focalizzare la nostra attenzione su coloro che hanno meno e soffrono di più. Tale confronto ci consente di mettere in prospettiva la nostra sofferenza, il dolore o la presunta sfortuna. Ci consente anche di sviluppare la gratitudine essenziale per calmare la nostra mente irrequieta.

Naturalmente, non esiste una ricetta ideale per raggiungere l’eutimia. Ogni persona deve trovare il proprio equilibrio ottimale, quello stato in cui si sente a proprio agio, in cui nulla è troppo e neppure troppo poco. Questo dipenderà da fattori come la tua personalità, il contesto sociale e culturale e, naturalmente, il lavoro interiore che farai.


Fonti:

Linden, M. (2020) Euthymic suffering and wisdom psychology. Word Psychiatry; 19(1): 55-56.

Bhatia, P. et. Al. (2018) Neuropsychological Functioning in Euthymic Phase of Bipolar Affective Disorder. Indian J Psychol Med; 40(3): 213–218.

Séneca, L. A. (2018) Cartas a Lucilio. Epístolas escogidas. Barcelona: Editorial Ariel.

Fava, G. A. & Bech, P. (2016) The concept of euthymia. Psychother Psychosom; 85: 1-5.

Garamoni, G. L. et. Al. (1991) The balance of positive and negative affects in
major depression: a further test of the states of the mind model. 
Psychiatry Res; 39: 99-108.

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