Elle

– in onda stasera su Rai Movie alle 21.10 – è il film del 2016 che ha fatto collezionare a Isabelle Huppert tutti i premi del mondo, tranne l’Oscar per cui era comunque candidata. Non il ruolo della vita ma certo tra i vertici della sua carriera. Hupperiano in ogni sua sfumatura. Perché Michèle, la manager di una casa di videogiochi violenti despota e immorale possiede caratteristiche simili a molti altri personaggi neri di Isabelle. La novità però è un grado superiore di indifferenza, verso l’esterno e tutto ciò che di terribile le succede. Che perversamente piega a suo vantaggio, e divertimento. Con quella leggerezza di giudizio e ambiguità tra registro comico e drammatico che fa di Elle il grande ritorno alla forma di Paul Verhoeven, regista come sempre abile a mostrare le pulsioni come semplici accadimenti. Dunque in modo brutale ma più per disincanto che per gusto dell’orrore. Nella vita tutto è equivalente, dice Paul. E possibile.

E davvero fa impressione osservare la fluidità del suo racconto. Il distacco. Così come fa ancora impressione andare a rivedere, in quell’appuntamento ormai fisso delle tavole rotonde con tutti gli attori più celebrati della stagione organizzate dall’Hollywood Reporter, come Isabelle descrive le motivazioni usate per ricreare Michèle davanti agli sguardi straniti di Emma Stone, Natalie Portman, Annette Bening, Amy Adams. «Come hai affrontato la scena dello stupro?» «Facendola!» Niente enfasi da grande attrice, per cui interpretare è prima una ricerca sociale del carattere e poi una ricerca interna. No, la sua Michèle agisce in reazione a eventi che spingerebbero chiunque a prendere iniziativa, chiunque avesse sufficiente presenza di spirito e di difesa. «Non è né una vittima né un Avenger – racconta Isabelle sempre a quella tavola. Per me è una post femminista, non deve cioè provare qualcosa a nessuno. Fa cose amorali, è vero, ma più per reazione agli eventi che le succedono».

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elle isabelle Huppert

 

Teatro della crudeltà

Ma cosa succede in Elle? E che cos’è, un sexy thriller, un dramma, una commedia nera? È ovviamente un gran miscuglio di tutti quei generi. In cui le premesse appaiono già strane. Con una protagonista decisamente sadica, imprenditrice in un mercato dominato dai maschi che si arrabbia perché le anteprime dei videogiochi sono troppo caste: serve più violenza, urla; che se la spassa con il marito della sua migliore amica, e socia; che purtroppo ha un figlio inetto, talmente cretino da non capire che il figlio appena nata mica è suo: «Non hai visto il colore della sua pelle? È nero!». Michèle è razionale, sa quello che vuole, glaciale e tosta anche perché è la figlia di un famoso serial killer, un dottore per bambini. Tutto cambia, ma è difficile capire se in meglio o in peggio, quando subisce un’aggressione sessuale in casa, in pieno giorno, da un tizio mascherato che sfonda la finestra.

Risolverà il caso da sé. Armandosi nel caso capitasse di nuovo e menzionando l’evento solo una volta, a una cena con l’ex marito e amici, che non si preoccupassero tanto, è passata. Quello che non sanno è che Michèle continua a pensare a quell’attacco, e soprattutto a fantasticare sull’identità del tizio. Che senz’altro la conosce e la odia. Un ragazzo del dipartimento grafico del suo studio? Tra di loro c’è chi la guarda male, chi la sfida. Nel frattempo però sbuca un vicino, bello e sposato con una bacchettona cattolica. Quando li invita a una cena di Natale, a cui è presente pure la madre di Michèle ultraottantenne accompagnata dal suo gigolo, lei ci prova spudoratamente. Innescando una sottotrama nella ricerca dello stupratore.

 

Cugina di Erika La pianista

Ma divertendosi un mondo tra sospetti e intuizioni, gusto nell’offendere e cinismo esasperato, come la morte improvvisa della madre, liquidata da Michèle come uno scherzo della “vecchia”. Alla fine non si sa per chi parteggiare, se per gli amici che si stupiscono dell’aridità della loro amica oppure per l’indolenza di Elle, questa “cugina” emancipata e distante della Pianista di Haneke. Che a differenza di Erika ha capito che nella vita conta arrangiarsi.

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