Coronavirus, la diatriba tra Fedez e il Codacons infiamma il web

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Da una parte Fedez, dall’altra il Codacons. In mezzo l’emergenza del momento: il coronavirus. E proprio su questo si stanno scontrando il rapper e l’associazione dei consumatori in quella che è diventata una vera e propria guerra social. Ecco come sono andati i fatti.

L’accusa di Fedez

Il botta e risposta tra Fedez e il Codacons ha inizio il 27 marzo, giorno in cui il marito di Chiara Ferragni posta sul suo profilo Twitter un banner poco chiaro con il quale l’associazione invita i cittadini alle donazioni per combattere il coronavirus ma che, secondo il cantante, hanno uno scopo diverso. «Fate girare! Codacons sta spacciando sul loro sito una campagna di raccolta fondi apparentemente “contro il coronavirus” quando basta cliccare sul banner per scoprire che le donazioni servono a sostenere SOLO loro stessi. Ma è possibile che nessuno intervenga?» ha scritto il rapper.

Tweet, questo, che fa il giro del web e al quale risponde anche Carlo Sibilia, sottosegretario del Ministero dell’Interno. «Grazie di questa vostra segnalazione. La questione è stata riferita alla Polizia di Stato che sta realizzando gli approfondimenti del caso. Ancora grazie, queste cose non dovrebbero mai accadere, men che meno in questo periodo». E tanto è bastato a sollevare un polverone.

Le risposte poco chiare del Codacons

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A scatenare la polemica social, poi, sono state le risposte del Codancons. «Stiamo parlando di gente che passa la vita dentro un armadio o in alberghi di lusso, vendono l’immagine di un bambino di due anni contro tutte le norme internazionali a tutela del fanciullo e l’acqua della fontana a 9 euro al litro: non mi sembra ci sia altro da aggiungere» le parole usate da Carlo Rienzi sul suo profilo social. Poi un tweet di risposta al post di Fedez: «Per la semplice ragione che come tutti siamo in difficoltà a causa dell’epidemia CoronaVirus, per dire?». Parole che non convincono il popolo del web.

Cambia il banner incriminato

Nel frattempo, però, Codancons si affretta a cambiare il banner incriminato con uno più chiaro ed esplicito. «A sinistra com’era ieri il sito Codacons a destra com’è oggi, cambiato in fretta e furia e con il banner ingannevole che portava a fare donazioni al Codacons (mentre la gente poteva pensare di donare per la lotta al coronavirus) cancellato. La magistratura indaghi» scrive su Twitter il giornalista Salvo Sottile pubblicando una foto con i cambiamenti effettuati dall’associazione. E finendo anche lui nel mirino del Codancons che tira in ballo querele e Antitrust.

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Sotto accusa la raccolta fondi dei Ferragnez

Chiara Ferragni e il marito sono stati tra i primi a mobilitarsi per l’emergenza coronavirus lanciando una raccolta fondi sul sito di crowdfunding GoFundMe. Obiettivo: sostenere il reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano incrementando i posti letto. Con una donazione iniziale di 100mila euro, ora la raccolta collettiva ha superato i quattro milioni. Pochi giorni dopo l’avvio dell’iniziativa dei Ferragnez, l’Antitrust chiede alla piattaforma di crowdfunding di chiarire un punto sul quale il Codacons ha accusato la coppia: al momento della donazione il 10 per cento della stessa può essere devoluta (su scelta del donatore) alla piattaforma.

Avvisata l’Antitrust, il Codacons si prende i meriti di aver reso più chiaro questo tipo di donazione. Cosa sulla quale controbatte Fedez: «Avevamo già preso accordi con GoFundMe per togliere il 10 per cento di mancia» dice in un lungo video pubblicato sui social. Non solo. Rienzi accusa la coppia di aver intascato un ulteriore 3 per cento circa dalla raccolta. «Abbiamo avuto altri 250mila euro che abbiamo donato agli ospedali pubblici» la risposta di Fedez. Che continua con un altro tweet in cui si chiede (e molti con lui) se queste possano essere le priorità del Codacons in questo momento. 

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