Anoressia e bulimia colpiscono anche i maschi: tutto quello che serve sapere

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Il recente caso del ragazzo di 20 anni piemontese morto per anoressia non è isolato. «Anoressia, bulimia e tutti i disturbi del comportamento alimentare sono in aumento in tutta la popolazione» chiarisce Lisa Guidi, responsabile dell’Istituto Specchidacqua di Montecatini Terme e presidente della sezione Toscana della Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (SISDCA). «Ma se 20 anni fa riguardavano un maschio ogni 10-20 femmine, oggi un maschio ogni 4 femmine ha a che fare con queste patologie».

Anoressia maschile

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Anoressia: una patologia senza genere né età

In Italia si stima che siano circa 3 milioni le persone che hanno un rapporto ossessivo con il cibo e un’eccessiva preoccupazione per il proprio peso tanto da digiunare, mangiare compulsivamente per poi vomitare oppure sviluppare il pallino per l’attività fisica in modo da avere la meglio su calorie e chili.

Anoressia nervosa e bulimia si manifestano più spesso tra i 15 e i 19 anni. Anche se si registrano casi di esordio precoce: tra gli 8-9 anni nelle bambine e nel corso della preadolescenza (11-14 anni) tra i maschi.

Anoressia maschile

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Quali sono le cause

La cause sono molteplici: «alla manifestazione di questi disturbi psichiatrici concorrono la vulnerabilità psicologica, fattori genetici, la predisposizione familiare». In altre parole, spiega Guidi, è più vulnerabile chi ha familiari con storie di disturbi psichici, dell’umore o ossessivi per esempio. «Così come spesso i giovani pazienti anoressici o bulimici hanno una storia di obesità infantile maldestramente gestita con inadeguati tentativi di metterli a dieta».

Anoressia maschile: la diagnosi è più difficile

«Nei maschi la diagnosi è tipicamente più difficile da fare» commenta l’esperto. E per più ragioni. La prima della lista? Il peso dello stigma e del bias che rende più difficile riconoscere e intercettare tempestivamente i ragazzi. «L’anoressia nervosa è considerata infatti una malattia femminile e così di fronte a un ragazzino molto magro, il pensiero corre ad altro: si ipotizzano in primis altre malattie che possono interferire con il sano sviluppo e con la crescita» spiega Guidi. D’altro canto, puntualizza la psichiatra, i ragazzi stessi difficilmente riconoscono di soffrire di una malattia connotata totalmente al femminile. E tutto questo comporta ritardi nella diagnosi.

Non bisogna sottovalutare, inoltre, che gli stessi protocolli diagnostici sono tarati al femminile. «Basti pensare che l’amenorrea, cioè la mancanza del ciclo mestruale, è un criterio per la diagnosi che inevitabilmente esclude la popolazione maschile».

Man with eating disorder depressed

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Il ruolo di genitori e insegnanti

Bisogna quindi cambiare rotta. In modo da non sottostimare l’impatto di queste malattie sulla popolazione maschile ed essere pronti a intervenire. «Proprio di questo si parlerà in occasione del prossimo congresso nazionale della Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare  (a Verbania dal 16 al 18 aprile)» annuncia Guidi. Che aggiunge: «Oltre ai genitori, insegnanti e allenatori devono essere sensibilizzati sulla vulnerabilità anche dei ragazzi nei confronti dei disturbi alimentari, perché sono figure importantissime che possono captare eventuali comportamenti a rischio e i primi segnali che devono far subito attivare la richiesta di aiuto».

Ossessionati dal cibo: i campanelli di allarme

«I campanelli di allarme sono gli stessi, indipendentemente dal genere» afferma la psichiatra. E a tal proposito sottolinea l’importanza di non abbassare la guardia «perché una diagnosi tempestiva migliora la prognosi». Un messaggio incoraggiante il suo: «dall’anoressia si può guarire se si intraprende il prima possibile un percorso terapeutico che, in un imprescindibile gioco di squadra, coinvolge nutrizionista, psicologa e psichiatra». Un messaggio che non vuole però far distogliere l’attenzione dalla gravità del problema: perché purtroppo si muore ancora di disturbi alimentare e non tutto il territorio è attrezzato con strutture adatte a supportare pazienti e famiglie.

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