TRATTO DALL’ INTERVISTA AD UN AMICO 

Prefazione di una storia realmente accaduta

Leon è come il fratello che non ho.

Abbiamo quasi la stessa età. I suoi genitori mamma italiana e padre francese erano amici dei miei prima che io e lui venissimo al mondo. Lui è nato un anno dopo di me e si può dire che siamo cresciuti come fratelli e affrontato la nostra crescita insieme.

Poi arrivò il giorno che ci perdemmo all’improvviso di vista.

A 22 anni decise di andare via dalla nostra città. Gli è sempre andata stretta e sinceramente lo capivo perché provavo la stessa sensazione.

È sempre stato un tipo unico e carismatico Leon.

Un cuore d’oro, una umanità così particolare che meravigliava spesso tutta la compagnia di amici. Sempre di buon umore, allegro, solare, positivo, sognatore e cabarettista. Una calamita naturale di attenzioni che solo il creato può esserne artefice.

Lo vedevamo come un punto di riferimento, un catalizzatore di energia positiva sempre pronto ad ascoltarti, aiutarti e a farti ridere nei momenti più delicati e critici della nostra adolescenza. Un pirata sempre pronto all’avventura. Amava il mare e viveva i suoi giorni proprio come un pirata temerario e gentiluomo, sempre a difendere il più debole del gruppo, sempre in prima linea ogni volta dove c’era bisogno di ordine lì dove regnava il disordine .

Intelligenza molto arguta fuori dal comune, dotato di una enorme curiosità e una sensibilità disarmante.

Fra tutti io ero il suo amico fraterno

e sinceramente mi faceva sentire forte, dentro di me ne ero orgoglioso e me ne vantavo del privilegio. Mi confidava le sue più profonde emozioni, sensazioni, timori e intimità. Più volte mi sono sentito il custode delle sue memorie, più volte sono stato testimone dei pensieri detti ad alta voce davanti al mare arrabbiato come lo eravamo noi. Volevamo cercare nella vita qualcosa di più. Sentivamo di meritarcelo. Quelle certezze incrollabili che non ci abbandonava mai… certezze ottimiste e ci dicevano che prima o poi avremmo travato quello che cercavamo.
Entrambi avremmo avuto una vita unica e speciale e direi che le aspettative sopratutto per lui, sono state all’altezza.

Eravamo ansiosi di scoprire cosa ci fosse oltre quella vita di piccolo centro. Sapevamo tutti che il suo posto non era quello. È sempre stato fuori dal gruppo ma allo stesso tempo lui era il gruppo stesso. Sapevamo che prima o poi ci avrebbe salutato. Quel giorno arrivò all’improvviso e partì proprio come si dice “all’avventura”, senza un soldo in tasca che per vari motivi familiari e personali che lo riguardavano, non starò qui a raccontare.

Da quel momento per vent’anni non l’ho più visto di persona. Le nostre vita hanno preso il loro percorso. Anche io dopo una breve carriera militare ho proseguito gli studi e ho incontrato la donna che da li a poco sarebbe diventata mia moglie e con lei abbiamo lasciato quel piccolo centro trasferendoci in una città lontana e più a nord. Il lavoro e la carriera hanno preso il sopravvento distraendomi dal passato ormai lontano.

Con Leon di tanto in tanto ci sentivamo per telefono e anche se i momenti erano sempre più rari, ogni volta sembrava che ci fossimo sentiti il giorno prima.
Ogni volta pendevo dalla sua bocca ascoltando le incredibili storie ed esperienze che ogni anno acquisiva e vivevo per osmosi le sue emozioni.
Mi teneva al corrente dei suoi progressi anche di crescita economica e mi raccontava  dei suoi grandi amori con meravigliose e stupende donne che il destino gli presentava. A tal proposito penso che mi ha sempre meravigliato il suo modo di provare sentimenti, di bruciare come una foresta in fiamme verso la donna che amava. Non è mai stato un uomo da una notte e via, un uomo d’avventura. È sempre stato per le forti emozioni! Ma questo lo hanno sempre reso vulnerabile e nudo, cosa nettamente in contrasto con la sua personalità dominante nei confronti della vita e del mondo ma faceva parte anche questo della sua personalità.

Ogni volta che ci sentivamo

mi sentivo sempre allo stesso modo, come un bimbo che ogni sera freme ad aspettare l’ora della favola che il papà gli racconta prima di addormentarsi.

Le sue avventure, i suoi interminabili viaggi, la permanenza in Francia nei luoghi nativi paterni.

Leon  è sempre stato un tipo carismatico e con un aria misteriosa, non il classico belloccio da copertina ma un tipo che affascinava con un energia che veniva come dal passato, avvolto da un aurea di antica aristocrazia e un viaggiatore trasgressivo e strafottente.

Ormai era più di un anno che non ci sentivamo. Un mattina di fine estate mi squilla il telefono. Una chiamata da un numero che non avevo in rubrica:

– Ciao. Sono in città prendiamo un caffè?

Ho riconosciuto subito il suo inconfondibile timbro vocale. Sorpreso, felicissimo gli ho chiesto dove fosse:

– appena sceso dal treno

Sono uscito dall’ufficio di corsa emozionato come un bambino che va al parco giochi.

Salito in auto ho messo in moto e mi sono immerso nel traffico. Durante il percorso sono stato invaso da una miriade di bellissimi ricordi della della nostra gioventù.

Mi sono precipitato alla stazione.

Ho parcheggiato a rischio multa e sono entrato in stazione.
Mi sono guardato intorno ma nella folla tra viaggiatori frenetici e gente tra la gente in attesa dei propri cari non sono riuscito ad individuarlo.
Scioccamente cercavo il viso di un ragazzo di vent’anni fà senza considerare che il tempo era trascorso con due decenni e più di vita.
Decido allora di chiamarlo! Metto la mano in tasca per prendere il cellulare, alle mie spalle sento dire il mio nome da una voce di cantante rock. Mi giro lentamente e lo rivedo, il fratello che non vedevo da molti anni.

– Leon!

Facciamo parlare un forte e lungo abbraccio,

lasciamo a lui stupore e gioia per l’incontro. Ci scrutiamo increduli in pochi istanti, stupefatti delle nostre rughe, dei nostri capelli meno colorati, con qualche chilo in più ma con gli stessi occhi di quei due pazzi giovani che volevano conquistare il mondo.

Strano, qualcosa nei suoi occhi era cambiato però. Un impressione fugace ma che suonava come una nota stonata impercettibile in una di quelle melodie capaci di portarti in ricordi lontani.
Una nota che mi ha provocato un attimo di smarrimentio accompagnato a preoccupazione.

Ho avuto la percezione che i ruoli si fossero invertiti.

Mi guardava ammirato era felice di vedermi meglio di quanto si aspettasse. Gli ho subito chiesto quanto si trattenesse e che naturalmente sarebbe stato mio ospite per tutto il tempo che avesse voluto. Ha accettato pieno di gioia…

– Grazie

Avevo tante domande da fargli e nessuna idea da dove iniziare. La prima cosa che mi è venuta in mente era se fosse stanco e se volesse riposare.

– Si grazie, sono stanchissimo ho fatto un lungo viaggio tutto tirato!

In quell’istante mi ha dato l’impressione di un uomo che fuggiva da un qualcosa che non capivo e che si lasciava con grande sollievo alle spalle.
Non ho voluto pressarlo e ci siamo diretti a casa mia e lungo il tragitto lo osservavo guardare in silenzio le strade della città con il suo solito stupore da bambino curioso.
Siamo arrivati davanti casa

– ecco. Questa è casa mia Leon

– bella. Anche questa città mi piace molto…

Siamo saliti su in casa. La osserva con un sorriso di leggerezza e gioia. Mi chiede

– l’ultima volta che ci siamo sentiti mi dicesti che ti eri appena lasciato. Hai novità da allora? Vedo che vivi solo…

– nessuna novità Leon! Tutto uguale. Mi sono concesso un periodo da single per ritrovare me stesso e mi è servito!

L’ho detto ridendo con leggerezza e quasi sotto forma di battuta ma lui si fa improvvisamente serio e cupo

– hai fatto benissimo amico mio. Bisogna stare molto attenti a chi si incontra.
…Ti dispiace se ora riposo un po?
Dopo credo che abbiamo molto da raccontarci

Me l’ha detto con un viso che non era il suo.

Un  espressione di tristezza e paura. Mi ha quasi messo in disagio

– direi proprio di sì amico mio! Sono ansioso di sapere come sempre cosa di bello hai da raccontarmi Leon!

– di bello è che sono riuscito a “liberarmi” da una situazione allucinante!

Di bello sono adesso qui con te.

Di bello sono lontano da un incubo, amico mio…

Il resto sembra una storia assurda.

Sono certo che tu solo sei in grado di capirmi… ho bisogno che mi aiuti a capire cosa mi è successo negli ultimi due anni,

mi sono perso sai?

Ho bisogno di ritrovarmi e ricominciare amico mio… ho bisogno del tuo aiuto…

L’ho guardato con grande rispetto e attenzione… e incredibile stupore

– contaci! Mi dai un grande onore e la possibilità di ricambiare tutto quello che hai fatto per me Leon!

Mi sentivo con una grande responsabilità nel frattempo gli mostravo la sua camera e l’ascoltavo sistemando ai piedi del letto le sue valige.
Non ho voluto aggiungere molto a quel breve colloquio ma mi ha estremamente disarmato e preoccupato.

Non avevo mai visto in lui quell’espressione ne sentirlo parlare in quel modo. Non ricordavo una sua immagine come di uomo smarrito.

– certo Leon! Puoi contarci!… ora riposa e fai come se fosse casa tua.

Ti lascio le chiavi, io torno a lavoro e sarò di ritorno nel pomeriggio.

– Grazie amico mio! A dopo allora..

L’ho salutato con un sorriso preoccupato

– Si a dopo… Buon riposo

– FINE PRIMO CAPITOLO –
Prossimamente verrà pubblicato il seguito. Tutti i diritti sono riservati e di proprietà

Autore: Loris Old

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