Nell’intento di creare un ponte con l’articolo precedente, prosegue l’approfondimento sul sogno secondo il pensiero nel neurofisiologo e psicoanalista Mauro Mancia; vorrei iniziare parlando brevemente del rapporto tra inconscio (memoria implicita), sogno e situazione analitica entrando con l’immaginazione nel vivo di una seduta di psicoterapia psicoanalitica, nel momento in cui il paziente riporta un sogno al terapeuta…

il mondo dei sogni Mauro Mancia

Nel libro “Sentire le parole” (2004), Mancia si interessa appunto del rapporto tra memoria implicita e sogno; Mancia vede il sogno dalla parte dell’analista e lo considera come un mezzo per rendere pensabili e verbalizzabili esperienze arcaiche, attribuendogli la possibilità di recuperare esperienze depositate nella memoria implicita. Tali esperienze infantili precoci non possono essere fissate nella memoria esplicita poiché i centri ad essa deputati (ippocampo, lobo temporale mediale ed amigdala) sono immaturi, pertanto si depositano in quella implicita; da qui l’importanza del sogno! 

Poiché queste esperienze per loro natura non sono volontariamente evocabili, possono altresì essere recuperate tramite il lavoro analitico, andando ad eseguire un’opera di ricostruzione archeologica (come afferma Freud) dell’analizzato altrimenti impossibile. Quindi ciò che lega memoria implicita e sogno trova dunque collocazione nel rapporto analitico; questo in qualche misura muta la famosa concezione freudiana secondo la quale il sogno è la “via regia” per un inconscio concepito solo come serbatoio del rimosso; la psicoanalisi attuale vede il sogno come un’esperienza reale che, in quanto rappresentazione del mondo interno del sognatore, esprime il transfert in tutta la sua totalità; inoltre, il sogno è concepito come una trasformazione simbolica di un’esperienza pre-simbolica che il paziente rivivrà a livello emotivo nell’incontro analitico

il mondo dei sogni Mauro Mancia

In “Sonno e sogno” Mancia sposta così l’attenzione sul piano del rapporto tra analista e paziente, un contesto in cui i sogni di quest’ultimo cambiano mano a mano che il rapporto all’interno della coppia analitica muta; il sogno diventa termometro dei cambiamenti del paziente tant’è che Mancia distingue sogni evacuativi (che non permettono alcuna elaborazione), sogni che “voltano pagina” o si oppongono a questo e sogni regressivi (transfert negativo). Dopo cento anni dall’Interpretazione dei sogni, sappiamo che Freud non aveva sottolineato abbastanza la funzione del sogno nel working through dell’analisi, limitandone la sua funzione alla soddisfazione di un desiderio pulsionale rimosso; con il passaggio dal modello pulsionale a quello relazionale, è chiaro che il sogno va ad attingere alla vita inconscia di entrambi i membri del setting analitico ; ogni simbolo emerso appartiene ad entrambe le persone nella stanza ed è questo il motivo per cui i sogni cambiano in base al lavoro analitico che si sta facendo ed in rapporto alle trasformazioni del paziente.

il mondo dei sogni Mauro Mancia

Nel leggere le opere di Mancia, consapevole della sua duplice formazione medico-psicologica, sono rimasto personalmente colpito dall’attenzione che egli riserva al sogno: esso, come precedentemente detto, esprime il transfert in tutta la sua totalità; l’autore pone particolare enfasi non solo al contenuto del sogno, ma a come viene comunicato, alla voce, al ritmo del linguaggio, alla selezione di alcuni elementi del sogno rispetto ad altri, ai silenzi, alle associazioni che seguono; l’attenzione a questi elementi del sogno concorre ad alimentare l’alleanza della coppia terapeutica e concorre a costruire un pensiero condiviso dove il sogno può trovare elaborazione.

In conclusione, Mancia dunque ci insegna che il sogno può rappresentare fantasie e difese collegate ad esperienze precoci, spesso riferibili alla relazione primaria madre-bambino; in quest’ottica il sogno assume una funzione fondamentale: il paziente può rivivere nel transfert fantasie e difese appartenenti ad esperienze arcaiche acquistando la capacità di verbalizzarle e pensarle. Questa è l’essenza della funzione terapeutica dell’analisi, ovvero una trasformazione duratura degli oggetti interni e delle loro dinamiche relazionali.

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